FORMAZIONE E LAVORO: COSA SI INTENDE PER ORIENTAMENTO SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO-EMOTIVO?
- Massimo Catalucci

- 7 ore fa
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Le attività di orientamento (counseling) tendono a sostenere le persone nel corso della loro vita nella costruzione di percorsi formativi e professionali soddisfacenti

articolo di Massimo Catalucci
ROMA - Venerdì, 3 aprile 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the world - www.massimocatalucci.it) - In pedagogia, l'orientamento è inteso quale processo educativo continuo e trasversale (lifelong) volto a sviluppare nella persona una consapevolezza autoprodotta, delle sue competenze decisionali e delle sue capacità di auto-orientarsi. Non è un fatto isolato, al contrario deve accompagnarci lungo l'intero arco della nostra vita, facilitandoci transizioni formative e professionali, con l'obiettivo di saper costruire attività per il nostro progetto di vita.
Fattori dell'orientamento
È bene considerare tutti gli aspetti che concorrono a realizzare il nostro progetto di vita: cognitivi, emotivi ed affettivi, sociali e relazionali, culturali; il nostro contesto di appartenenza e la nostra estrazione sociale.
Ci sono però fattori che possono influenzare le nostre capacità di prendere decisioni:
Rappresentazione mentale che di noi stessi;
Il nostro sistema di valori, che formano la nostra identità come esseri umani e persone, che si strutturano nel tempo nel gruppo sociale a cui apparteniamo;
Insieme di opportunità, vincoli e limiti, che esistono nel momento in cui dobbiamo prendere decisioni;
Se si applica un buon orientamento socio-psico-pedagogico-emotivo, ognuno di noi è in grado di:
riconoscere le proprie caratteristiche personali, skills (abilità), interessi, valori;
sapere in che modo e misura, può migliorare le sue skills e in quale ambito poterle esplicare;
gestire e affrontare i cambiamenti, voluti e non voluti, casuali e dettati dalle circostanze;
accettare, comprendere i rischi e le incertezze di cui una scelta può essere foriera;
sapere che l'atto stesso di fare una scelta, comporta inevitabilmente delle rinunce;
dirigersi verso una determinata scelta formativa o lavorativa, con consapevolezza;
aggirare eventuali limiti e ostacoli che possono impedire o rallentare il raggiungimento degli obiettivi prefissati;
evidenziare e delineare progetti futuri.
Quando si parla di orientamento "socio-psico-pedagogico-emotivo" in ambito formativo e lavorativo, è bene però fare una distinzione tra orientamento dei giovani e quello per gli adulti, perché le problematiche che le due tipologie di persone presentano, sono diverse.
Giovani - Nella prima situazione possiamo trovarci a combattere con la dispersione o abbandono scolastici e/o la scelta di intraprendere un cammino di studi per l’ottenimento di un diploma (di primo o secondo grado, o universitario), oppure una qualifica professionale, generalmente questo tipo di attività viene svolto nelle scuole.
Adulti - Nella seconda situazione, ci troviamo ad affrontare invece un problema più complesso, anche perché, in termini di orientamento al lavoro, oggi bisogna tenere in considerazione il contesto sociale ed economico in cui il nostro paese si trova e, ancor di più, il contesto socio-economico dell'adulto in quanto potenziale lavoratore. Qui, la situazione è più complessa, perché si ha che fare non solo con l'eventuale perdita del posto di lavoro, ma con la perdita della propria identità lavorativa, in particolare, laddove si ha un'età sopra i 45/50 anni.
Attualmente, anche se il mercato del lavoro fa registrare una piccola crescita, le proposte di lavoro e la qualità offerta del lavoro stesso, così come la contestuale retribuzione per la forza lavoro prestata dalla persona, non sembrano ancora garantire sufficienti risorse ai potenziali lavoratori. Ecco che, l'orientatore professionista, si trova davanti molte persone, al disopra dei 45/50 anni, che oltre ad aver perso il posto di lavoro, sono “debilitati”, economicamente, ma anche psico-emotivamente e facili prede di stati demotivanti.
In questo caso, prima di qualsiasi azione di orientamento lavorativo, occorre far recuperare alla persona adulta la propria “Identità Lavorativa”, aumentando la sua autostima, facendo leva sulle motivazioni che possono indurla a collaborare per costruire un bilancio di conoscenze e competenze, sulle quali poggiarsi per intraprendere un cammino nuovo, anche formativo e riqualificante, per reinserirsi in un mercato del lavoro, che in qualche modo è sempre in continua evoluzione, per cui vengono richieste abilità diverse rispetto a 15/20 anni fa.
Soffermandoci sul problema che riguarda generalmente il mondo del lavoro, l’orientamento per gli adulti, per definizione, si occupa del problema professionale che, solitamente, evidenzia la discrepanza tra una situazione presente di indecisione ed un desiderio di raggiungere uno stato situazionale in cui la decisione è già stata presa.
In presenza di un problema professionale, la persona può cadere in uno stato "depressivo", di sconforto, per cui per scongiurare ciò, bisogna intervenire emotivamente su di essa per potenziare ed ampliare le sue capacità (problem solving).
Un problema professionale è risolto, quando la persona giunge ad una scelta professionale operata nell'ambito di diverse opportunità.
L’efficacia dell’orientamento è da considerare nella misura in cui l'intervento di sostegno sia stato utile alla presa di decisione.
È necessario favorire la conoscenza delle leggi che regolano lo sviluppo professionale ed incrementare il problem solving ossia capacità di operare elaborazione di informazioni disponibili e l'attivazione di processi di controllo delle azioni che vengono intraprese.
Orientamento e Lavoro
Il mercato del lavoro è in continuo cambiamento, per cui le persone per accedervi devono essere flessibili al cambiamento e adeguarsi ad esso.
Ma quando deve ricercare un intervento di orientamento un adulto?
Ecco quando:
Avverte la necessità di cambiare lavoro;
Riflettere se restare ancorati all'occupazione attuale;
Desidera di avviare un'attività imprenditoriale;
Ha necessità di scegliere se accettare o meno un’offerta di lavoro.
È bene essere orientati anche in merito allo sviluppo e alla crescita personale (development of personal skills - sviluppo della abilità personali), alla formazione e all'aggiornamento tecnico specifico.
Il cambiamento veloce del mondo del lavoro legato alle trasformazioni tecnologiche e sociali richiede da parte dei lavoratori la conoscenza di nuove competenze e capacità di adattamento del pensiero ai nuovi modi di pensare di tipo reticolare e modulare. Occorre quindi lo sviluppo di diverse intelligenze per adeguarsi ed integrasi nel contesto sociale che cambia; occorrono conoscenze e sviluppo di abilità professionali: saperi e saper fare.
Il mondo del lavoro richiede persone competenti e anche se è difficile pensarlo, visto il momento economico particolare, ci sono opportunità di lavoro. Occorre sviluppare immaginazione scientifica per inventare il lavoro e competenze per svolgerlo. Il problema più diffuso è magari l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Occorre prestare attenzione a tutte quelle intelligenze multiple, di cui Howard Gardner ha parlato largamente e che aumentano le capacità e le abilità della persona nello sviluppo di se stessa e nell'acquisizione di ulteriore conoscenza.
La funzione dell’orientamento, vista con la lente "socio-psico-pedagogica-emotiva", è di estrema complessità e necessita di sinergie interistituzionali: Scuola, Agenzie per l'Orientamento, Aziende, Agenzie Sociali, Famiglia; queste devono dialogare tra loro, nelle loro competenze e ruoli, per garantire alle persone un orientamento valido verso la realizzazione di un suo progetto di vita personale e lavorativo.
Saperi e saperi specialistici
La problematica dell'orientamento appare quella che esprime un incrocio di problemi riguardanti il rapporto fra sapere e mutamento sociale. Una persona deve saper guardare alla realtà secondo logica e creatività. Il presupposto è quello di avere una visione allargata del sapere e considerare che lo stesso elemento reale, se studiato/osservato da punti di vista diversi (es. matematica, storia, geografia, ecc.) assume un significato diverso e necessita di strumenti diversi per il suo studio. Ciò sta a significare che la persona deve prendere consapevolezza che i saperi specialistici (es. matematica, storia geografia, ecc.), se isolati perdono di significato, divengono invece chiavi interpretative dei fenomeni e strumenti operativi del pensiero se vengono riferiti all'unità del reale.
Il sapere ed i saperi vanno contestualizzati nell'unione del culturale, del tempo e nei contesti sociali e di vita quotidiana.
Occorre quindi nell'azione dell’orientamento coniugare l’elaborazione e diffusione di conoscenze specialistiche al passo con le trasformazioni della società, nelle componenti costituite dal sistema economico e dalle relazioni sociali.
I saperi specialistici devono valutare la rilevanza economica, gli effetti sociali, analizzare funzioni che possono svolgere nella prospettiva del mutamento sociale.
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