ROMA-LAZIO 2-0 - GIALLOROSSI IN "ZONA CHAMPIONS" - BIANCOCELESTI IN "ZONA AMORFA"
- Massimo Catalucci

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Sarri nel dopo partita: "La situazione di quest’anno non mi è piaciuta, sono stato ascoltato zero...se i piani con la società non collimano è inutile restare"

articolo di Massimo Catalucci
ROMA - Domenica, 17 maggio 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the world - www.massimocatalucci.it) - Il fischio finale del derby della Capitale lascia impresso sul prato dell'Olimpico un verdetto spietato, specchio fedele di due mondi che oggi viaggiano a velocità e temperature diametralmente opposte.
Da una parte c’è la Roma, che balla sotto la Sud e si prende di prepotenza un pezzo di futuro europeo; dall'altra la Lazio, che sprofonda nei silenzi di una crisi d'identità letale, persa in quel limbo di classifica che non genera né sogni né gloria, ma solo una logorante, "amorfa" mediocrità.
Un 2-0 che profuma di svolta totale per i giallorossi. La squadra corre, aggredisce, capitalizza ed esce dal campo conscia di aver compiuto il vero scatto di maturità della stagione. Una vittoria stracittadina che, per gli uomini di casa, vale doppio: i tre punti non certificano solo il dominio cittadino, ma diventano una garanzia per puntare alla "Zona Champions" che ora appare quanto mai vicina, certo, manca l'ultimo scoglio da superare per la certezza matematica: vincere contro il Verona (già retrocesso) nell'ultima di campionato allo Stadio Marcantonio Bentegodi.
Ad infiammare l'entusiasmo della sponda giallorossa c'è anche il tabellone degli altri campi, con la Fiorentina capace di espugnare l'Allianz Stadium e imporre lo stop alla Juventus. Con i bianconeri che rallentano e i diretti concorrenti costretti a rincorrere, la Roma ha tra le mani un'autostrada dorata. Il calendario e l'inerzia psicologica sono tutti dalla sua parte: l'obiettivo dell'Europa che conta non è più un miraggio, ma una terra da difendere con le unghie e con i denti.
Il deserto biancoceleste e lo sfogo di Sarri
Se a Trigoria si stappano bottiglie, a Formello l'aria è diventata irrespirabile. La Lazio esce dal derby svuotata, incapace di reagire, intrappolata in una crisi tecnica e societaria che ha radici profonde. A metterci la faccia, con la consueta e tagliente schiettezza, è il tecnico Maurizio Sarri, che nel post-partita si presenta ai microfoni svuotando un sacco pieno di veleno e delusione:
"La situazione di quest’anno non mi è piaciuta, sono stato ascoltato zero... se i piani con la società non collimano è inutile restare".
Un durissimo atto d'accusa che suona come un definitivo "de profundis" sull'esperienza del tecnico toscano all'ombra del Colosseo. Parole che certificano, forse, una frattura insanabile con la dirigenza e aprono le porte a uno scenario di totale incertezza.
Spettro rifondazione: i big verso l'addio
Il futuro della Lazio, ora, è un gigantesco punto interrogativo. Il rischio concreto è che il triplice fischio di questo derby abbia segnato la fine di un'era. Senza gli introiti delle competizioni europee e con un progetto tecnico ridotto in macerie, lo spettro di una rifondazione totale si fa spaventosamente reale.
I senatori e i giocatori più rappresentativi della rosa – coloro che per anni hanno tirato la carretta, sembrano ormai giunti al capolinea del loro ciclo romano. Le valigie sono pronte, gli stimoli esauriti.
Panchina: Se l'addio di Sarri non è scontato, ma molto probabile, la società sarà costretta a cercare una nuova guida tecnica per ripartire da zero e sappiamo che non arriveranno nomi dello spessore del Comandante.
Parco Giocatori: Si profila una vera e propria epurazione forzata, con i big sacrificati sul mercato per finanziare una ricostruzione low-cost, sul "modello lotiniano" e dai tempi di inserimento incerti.
Mentre la Roma intravede la luce dei riflettori della Champions e programma un domani da grande, la Lazio si riscopre fragile, divisa e senza una rotta, costretta a guardare dentro un futuro che fa paura. Il derby ha emesso la sua sentenza: la Capitale, oggi, è dipinta unicamente di giallo e di rosso, capace oggi di esprimere sugli spalti una scenografia degna di nota.
Le dicharazioni degli allenatori nel post-gara

GIAN PIERO GASPERINI - “Ce lo auguravamo ma non era facile”, dice Gasperini dopo il 2-0 alla Lazio. “Poi alla fine la Juventus ha perso, ma tutte le altre hanno vinto. Noi siamo stati bravi a concentrarci solo sulla nostra partita perché era una partita difficile contro una Lazio di valore. Bravi, complimenti a questi ragazzi, partita straordinaria. Ora non dobbiamo farci prendere troppo dall’entusiasmo perché sappiamo che domenica abbiamo l’ultimo passo di questa rincorsa incredibile e dobbiamo festeggiare oggi ma poi iniziare a pensare a un traguardo che sarebbe veramente bello per noi”.
“La doppietta di Mancini nel derby rimarrà indelebile nella sua carriera”, continua Gasperini, “ma questa squadra ha sempre avuto tanti capitani: è un gruppo veramente solido che ha aiutato ad amalgamare i nuovi che sono arrivati. Non ho mai avuto problemi di alcun tipo nella gestione delle formazioni, degli allenamenti e delle gare. Abbiamo attraversato pochissimi momenti difficili, veramente rari: addirittura pensiamo che il 3-3 con la Juve sia stato un momento difficile, e invece quella è stata la partita che ci ha dato la consapevolezza”. Chiusura su Dybala: “Trattenerlo alla Roma? Per fortuna c’è qui la proprietà e quando ci sono loro diventa tutto più facile perché sono in grado di prendere decisioni immediate, sul momento. C’è la volontà della società e del giocatore, sicuramente io sarei molto contento... Devo dire che i giocatori a scadenza sono stati di una professionalità ed un attaccamento alla Roma eccezionali”.

MAURIZIO SARRI - “Rimanere? Vediamo cosa mi dice la società, per ora nessuno mi ha detto nulla. Quest’anno non mi è piaciuto, non sono mai stato ascoltato e non sono felice. Vediamo”.
“Vedo che non vi importa della partita… Uno deve parlare dell’ambiente e separatamente della società: a livello di ambiente, rimarrei. A livello societario, se i piani non collimano è meglio separare. Di piani io non ne ho sentiti. L’anno prossimo sarà l’anno 1, abbiamo tanti in scadenza e tanti che vogliono andare via. Faccio fatica a risponderle”. Sull'assenza di Zaccagni: “Oggi era impossibile, Zaccagni faceva fatica a camminare, figuriamoci a calciare. Nei primi giorni non si può far giocare”.
“Noi abbiamo fatto una buona partita per 60 minuti. Abbiamo la responsabilità di aver preso due gol su palla ferma. Buona partita, peccato che è finita così. Ma la squadra non ha avuto un brutto approccio”.
Tornando sulla finale persa di Coppa Italia: “Purtroppo sono abbastanza abituato a perdere le finali di coppa nazionale, ma bisogna farsene una ragione. Abbiamo perso contro i Campioni d’Italia dopo un percorso di grande livello. Fa più male perdere il derby”.
Il tabellino della gara
Domenica, 17 maggio 2026
Stadio Olimpico - ROMA
ROMA-LAZIO 2-0
Marcatori: 40° Mancini, 66° Mancini
Arbitro: Maresca
Ammoniti: Taylor, Hermoso, Cancellieri, Tavares, El Shaarawy
Espulsi: Wesley e Rovella al 70°
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini (83° Ziolkowski), Ndicka (36° Rensch), Hermoso; Celik, El Aynaoui, Cristante, Wesley; Dybala (88° Dovbyk), Pisilli (46° El Shaarawy); Malen (83° Soulé).
All.: Gian Piero Gasperini
LAZIO (4-3-3): Furlanetto; Marusic (79° Lazzari), Gila, Provstgaard, Tavares; Taylor (62° Dele-Bashiru), Rovella, Basic; Cancellieri (71° Isaksen), Dia (62° Maldini), Noslin (79° Pedro).
All.: Maurizio Sarri
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[Fonti: sport.sky.it dazn.it goal.com]
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