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VERSO IL REFERENDUM CONFERMATIVO SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

  • Immagine del redattore: Massimo Catalucci
    Massimo Catalucci
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Sondaggio: Tra favorevoli (Sì) e contrari (No), la differenza la farà il "movimento" degli indecisi...


  • articolo di Massimo Catalucci


ROMA - Lunedì, 23 febbraio 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the World - www.massimocatalucci.it) - Si avvicina il voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia e in un botta e risposta tra i promotori e i contrari, abbiamo provato a stilare una struttura, crediamo il più chiaro possibile, per spiegare l'evoluzione del sistema giudiziario italiano e l'impatto della riforma stessa sui cittadini e sulla tutela del loro diritto.


Ricordiamo che non servirà il quorum, per cui vincerà chi avrà la maggioranza delle preferenze (50+1), sulla base degli aventi diritti al voto che si recheranno alle urne.


Il contesto nazionale e il Referendum 2026: Il clima politico e sociale attuale


L'Italia si appresta a vivere un passaggio storico con il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, previsto nei giorni 22/23 marzo 2026. Il dibattito non è solo tecnico, ma tocca l'equilibrio stesso della democrazia.


Le posizioni in campo:


·         I sostenitori del SÌ: Puntano a un processo "giusto" dove il giudice sia un arbitro veramente terzo e imparziale, eliminando ogni vicinanza corporativa con l'accusa.

·         I sostenitori del NO: Denunciano il rischio che il Pubblico Ministero, una volta isolato dai giudici, finisca sotto il controllo politico del Governo, trasformandosi in un "super-poliziotto".


Il tema centrale resta la partecipazione al voto che in Italia sta diventando un problema evidente. Il "movimento" degli astensionisti è un fenomeno sociale e politico che rappresenta la vera incognita della consultazione.


Secondo i sondaggi di ipsos.com il quadro della possibile affluenza alle urne, ad oggi è il seguente:


  • Il 36% si dichiara certo di recarsi alle urne;

  • Il 16% pensa che probabilmente lo farà;

  • Il 48% ritiene certo o molto probabile che non voterà;


Le statistiche di orientamento dei cittadini, sempre secondo le rilevazioni più recenti di YouTrend/Ipsos gennaio-febbraio 2026, ci dicono che sono:


  • Favorevoli (SÌ): oscillano tra il 54% e il 56%. La riforma gode di un forte sostegno tra gli elettori di centro-destra (oltre il 90%).

  • Contrari (NO): si attestano intorno al 44%-46%, in crescita costante man mano che il dibattito entra nel vivo.

  • Indecisi/Astensione: un dato critico è quello della partecipazione; circa il 48% degli italiani dichiara di non aver ancora deciso o di non conoscere a fondo i temi, evidenziando la complessità tecnica della materia.


Questi dati possono cambiare sostanzialmente, man mano che si avvicinano le date del referendum, per cui sembrerebbe che, stando agli ultimissimi sondaggi la forbice tra i sostenitori del Sì e del No, si sia ridotta, anche se i promotori della riforma, risultano ancora in vantaggio.


Ecco che, gli indecisi, nel gruppo di persone su scala nazionale che ancora non hanno scelto se recarsi alle urne, stanno anche valutando, nel caso vi si recassero, cosa sarebbe più giusto votare per i cittadini stessi, in termini di tutela dei loro diritti. In quest'ottica diventa determinante il numero di affluenza alle urne per l'approvazione o meno della riforma.


I tre Pilastri dello Stato


Il concetto di separazione dei poteri (Montesquieu)


Per garantire la libertà e prevenire la tirannia, lo Stato moderno divide le sue funzioni in tre rami indipendenti:


  • Potere Legislativo: Spetta al Parlamento. Ha il compito di scrivere e approvare le leggi.

  • Potere Esecutivo: Spetta al Governo. Ha il compito di attuare le leggi e gestire l'amministrazione pubblica.

  • Potere Giudiziario: Spetta alla Magistratura. Ha il compito di applicare le leggi e decidere sulle controversie.


Il Potere Giudiziario (oggi)


L'ordine autonomo e indipendente


Attualmente, la Magistratura è un corpo unico, regolato da un solo organo di autogoverno.


  • Unicità della carriera: Un magistrato può passare (anche se con limiti recenti) dal ruolo di chi accusa (Pubblico Ministero - PM) a quello di chi decide (Giudice).

  • Il CSM attuale: Esiste un unico Consiglio Superiore della Magistratura che gestisce assunzioni, trasferimenti e sanzioni per tutti i magistrati.

  • Obiettivo attuale: Garantire la massima indipendenza del PM da ogni influenza politica, rendendolo un "collega" del giudice.


Cosa cambierebbe con la riforma?


La "Separazione delle Carriere"


La riforma mira a distinguere nettamente chi accusa da chi giudica, portando a una separazione strutturale.


I punti chiave della riforma:


  1. Due concorsi diversi: Non si entrerà più in magistratura con un unico esame, ma bisognerà scegliere subito se diventare PM o Giudice.

  2. Due CSM distinti: Verranno creati due organi di governo separati (uno per i Giudici, uno per i Pubblici Ministeri).

  3. Sorteggio dei membri: I componenti "togati" (magistrati) del CSM verrebbero estratti a sorte per ridurre il peso delle "correnti" politiche interne.


Il confronto: la situazione attuale e con la riforma

Caratteristica

Situazione Attuale

Con la Riforma (Sì)

Ingresso

Concorso unico

Due concorsi separati

Passaggio di ruolo

Possibile (con limitazioni)

Vietato

Governo

Unico CSM

Due CSM (Giudicante e Inquirente)

Selezione CSM

Elezione tra magistrati

Sorteggio

Pro e contro della riforma: le ragioni del dibattito


I sostenitori del SÌ:


  • Terzietà del giudice: Il giudice sarebbe davvero equidistante tra accusa e difesa, senza legami di "colleganza" con il PM.

  • Efficienza: Maggiore specializzazione nei ruoli.


I sostenitori del NO:


  • Isolamento del PM: Si teme che un PM separato dal Giudice finisca sotto il controllo del Potere Esecutivo (Governo).

  • Perdita di cultura: Il PM perderebbe la "cultura della giurisdizione" (il senso di imparzialità tipico del giudice).


L'Alta Corte Disciplinare


Il nuovo "Tribunale dei Magistrati"


Una delle novità più radicali è la creazione di un organo esterno ai due CSM per giudicare gli illeciti dei magistrati.


  • Cos'è: Un tribunale speciale che sostituisce l'attuale sezione disciplinare del CSM.

  • Composizione (15 membri):

    • 3 nominati dal Presidente della Repubblica (professori o avvocati).

    • 3 eletti dal Parlamento (estratti a sorte da un elenco).

    • 9 togati estratti a sorte: 6 tra i giudici e 3 tra i pubblici ministeri.

  • Indipendenza totale: L'Alta Corte non risponde ai CSM, garantendo che chi "controlla" i magistrati non sia un collega eletto con logiche di corrente.

  • Unico Grado: Le decisioni dell'Alta Corte possono essere impugnate solo per violazione di legge davanti alle Sezioni Unite della Cassazione.


Per chi volesse avere ulteriori informazione in merito all'argomento qui trattato, chiudiamo questo articolo con il video dell’Avv. Angelo Greco (clicca su questo link), nel quale ci offre una sintesi delle due posizioni referendarie (Sì e No).


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