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OLTRE L'OSTACOLO: LA LEZIONE DI VITA E RESILIENZA DI ALDO ZAINO

  • Immagine del redattore: Massimo Catalucci
    Massimo Catalucci
  • 1 minuto fa
  • Tempo di lettura: 3 min

A 91 anni, lo storico podista e redattore trasforma la riabilitazione dopo la frattura al femore in una straordinaria occasione di condivisione, umanità e speranza dal Policlinico Umberto I.


  • articolo di Massimo Catalucci


ROMA - Domenica, 9 agosto 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the World - www.massimocatalucci.it) - Ci sono esistenze che non si misurano semplicemente dal trascorrere del tempo, ma dall’intensità del passo con cui scelgono di attraversarlo. A novantuno anni Aldo Zaino continua a insegnarci che la vera giovinezza non risiede nell’assenza di ferite, bensì nella capacità inesauribile di rialzarsi, con il sorriso sulle labbra e lo sguardo fisso verso l’orizzonte.


Uomo di sport, persona lucida e presenza costante per quanti hanno la fortuna di conoscerlo,


Aldo ha vissuto lo scorso 15 luglio uno di quei tornanti improvvisi che la vita riserva senza preavviso: una brutta caduta, la frattura del femore, il ricovero e il successivo intervento chirurgico. Eventi che per chiunque rappresenterebbero un colpo d’arresto drammatico, ma che nel suo vocabolario esistenziale si sono trasformati nell’ennesimo traguardo da conquistare metro dopo metro, con dignità, ironia e un’incrollabile fiducia nel domani.


La forza dell’affetto: "Iniezioni di energia e ricostituente"


Dalle stanze del reparto di fisioterapia del Policlinico Umberto I di Roma, dove è attualmente impegnato nel percorso riabilitativo, la prima risposta di Aldo non è stata un lamento, ma una corale e commossa testimonianza di gratitudine. Sentirsi circondato dall’affetto di colleghi, amici e lettori ha rappresentato per lui una spinta decisiva: "Grazie, grazie, grazie a tutti per la vostra vicinanza. Un bellissimo atto d’amore che mi fa sentire meno solo e mi aiuta a guarire prima. Le vostre attenzioni per me sono come iniezioni di ricostituente che mi aiutano a trovare forza, energia e grinta".


Parole scritte con la semplicità dei grandi, che richiamano alla mente la medesima compostezza con cui tempo fa affrontò il doloroso lutto per la scomparsa della sua amata Vera. Anche allora, l’abbraccio della comunità si rivelò l’àncora di salvezza per superare la tempesta.


Il valore dell’altro lato della medaglia


Nelle sue riflessioni non c’è spazio per la finzione né per un facile ottimismo di facciata. Aldo conosce perfettamente il peso degli anni e la complessità di una guarigione che richiede pazienza e sacrificio. Eppure, rifiuta categoricamente la trappola del vittimismo:


"La vita è stranaosserva con lucida serenità – nel momento in cui intorno a te ci sono rose e fiori, arriva una mannaia affilata. Che fare? Bisogna reagire, affinché la tristezza e la malinconia non prendano mai il sopravvento".


È la filosofia dell’altro lato della medaglia: la capacità di cogliere la luce anche quando la penombra sembra farsi densa.


Un’eccellenza sanitaria fatta di giovani ed empatia


A sorprendere Aldo è stato soprattutto l’incontro con la struttura sanitaria del Policlinico Umberto I. Con genuino stupore ed encomio, ha sottolineato l’elevata professionalità e la freschezza dell’équipe medica che lo ha operato: un team composto da professionisti giovanissimi, per la metà donne. Un segnale di speranza per il futuro della nostra sanità, abbinato a un clima umano che nel reparto di fisioterapia fa sentire ogni paziente parte di una grande famiglia, capace persino di condividere il calore e la semplicità di una pizza Margherita la sera del sabato.


Lo sport come ponte universale di uguaglianza


Da autentico uomo di sport, Aldo ha colto nella palestra di riabilitazione una profonda lezione sociale. La malattia e il recupero fisico diventano, al pari dell’attività sportiva, uno straordinario livellatore d’umanità: "Niente partiti politici, niente tifoserie, religioni, nazionalità o ceti sociali. Tutti nella stessa palestra: pazienti, infermieri, fisioterapisti, caposala e primari".


In un’epoca troppo spesso segnata da divisioni ed egoismi, la palestra del reparto diventa il microcosmo ideale in cui cadono le barriere sociali e contano esclusivamente la dignità della persona, il mutuo soccorso e il rispetto reciproco.


La mente in movimento: la scrittura come allenamento


Fino all’ultimo dettaglio, la giornata di Aldo in ospedale è pensata come una sessione d’allenamento non solo per il corpo, ma soprattutto per lo spirito. Inviare messaggi, informare i propri cari, mantenere viva la rete di contatti quotidiana non è un semplice passatempo, ma un vero e proprio atto di disciplina interiore.


"Questa mia iniziativaspiegami offre l’opportunità di tenermi occupato, mantenere sveglio il cervello e non perdere mai la cognizione del tempo".


Un segnale chiaro di come la forza di volontà possa guidare il processo di guarigione molto più di qualsiasi farmaco.


Il percorso verso la piena ripresa richiederà ancora tempo ed energie, ma la vittoria più bella Aldo Zaino l’ha già conquistata: dimostrare che a novantuno anni si può continuare a correre la maratona della vita non soltanto con le gambe, ma soprattutto con il cuore, ispirando chiunque incontri il suo cammino.


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