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  • Immagine del redattoreMassimo Catalucci

LE RAGIONI DELL’EX VICE QUESTORE SCHILIRO’ E L’ART. 1349 DEL CODICE MILITARE

Aggiornamento: 9 nov 2022

Schilirò, presente il 2 ottobre in TV a Zona Bianca, afferma che non ha violato nessuna norma e che ha agito nel rispetto della Costituzione e in tutela dei cittadini…



– articolo di Massimo Catalucci


Roma, 5 ottobre 2022 – Lo scorso 2 ottobre, ospite nella trasmissione televisivaZona Bianca” del giornalista e conduttore Giuseppe Brindisi, dove vengono trattati argomenti legati alla politica italiana, è stato intervistato l’ex Vice Questore, Nunzia Alessandra Schilirò, riguardo la vicenda che l’ha vista protagonista, in negativo, del licenziamento a causa di un suo comportamento, ritenuto non conforme ai regolamenti cui è chiamato un dirigente dello Stato di Pubblica Sicurezza. Nei fatti, lo ricorderemo tutti, la Dott.ssa Schilirò, espresse un suo pensiero, riguardo la gestione governativa del periodo pandemico del contagio da Covid-19 e di come si stavano violando i diritti di libertà dei cittadini.


Nel corso del dibattito televisivo a “Zona Bianca”, l’ex Vice Questore ha potuto parlare, parzialmente, visti i tempi televisivi molto ristretti, di come, a suo dire lei non ha violato nessuna norma ed anzi, ha rispettato la Costituzione italiana ed i regolamenti cui sono chiamati ad osservare i servitori dello Stato, (militari e agenti di Polizia).


Il punto principale su cui si poggiava la tesi della Dott.ssa Schilirò, probabilmente, potremmo accostarlo all’obbligo alla disobbedienza” per un dirigente dello Stato, nel momento in cui determinati ordini, non corrispondono a quanto previsto dalle leggi costituzionali e dagli ordinamenti in fatto di codici militari.


Quanto espresso dalla Dott.ssa Schilirò trova riscontro nell’art. 1349 del Codice Ordinamento Militare che sancisce quanto segue: “Gli ordini devono, conformemente alle norme in vigore, attenere alla disciplina, riguardare le modalità di svolgimento del servizio e non eccedere i compiti di istituto. Il militare al quale è impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l’ordine e di informare al più presto i superiori. Agli ordini militari non si applicano i capi I, III e IV della legge 7 agosto 1990, n. 241″.


Stando a quanto si legge nell’art. 1349 su menzionato, sembrerebbe che l’ex Vice Questore, additata come “ribelle” in trasgressione agli ordini che avrebbe dovuto eseguire e che non ha eseguito, avesse ragione.


Fermo restando che, le sue dichiarazioni pubbliche, tra l’altro fatte da un palco dove era salita in vestiti civili e non in divisa, esprimevano il proprio pensiero come semplice cittadina italiana e non come dirigente di Pubblica Sicurezza dello Stato, probabilmente, avevano anche l’obiettivo di evidenziare quanto l’art. 1349 del Codice di Ordinamento Militare, sancisce.


E se è vero che, la formula di giuramento dei nostri militari, recita quanto segue: “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni“; ecco perché la Dott.ssa Schirilò, è convinta di non aver commesso nessuna violazione a nessuna norma, anzi, di aver agito secondo legge e nella classica regola usata anche in diversi articoli del codice civile, ovvero, quella della “diligenza del buon padre di famiglia“.


A questo punto viene da chiedersi se, i vari DPCM emanati da Conte e Draghi, nel periodo pandemico, abbiano risposto alle regole costituzionali e alla “diligenza del buon padre di famiglia” ma soprattutto, se l’articolo su citato, fa riferimento anche all’ordinamento della Polizia di Stato.


Quale sarà la verità? In attesa che si faccia luce sul licenziamento legittimo o meno della Dott.ssa Schilirò, la nostra redazione rimane a disposizione delle parti direttamente interessate a cui dare voce nel caso volessero intervenire in merito agli argomenti qui trattati.



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