CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME: IL NUOVO RUOLO DEI COMUNI TRA OBBLIGHI DI GARA, CERTEZZE NORMATIVE E TRASPARENZA NELLA GESTIONE DEI BANDI (Prima Parte)
- Massimo Catalucci

- 5 giorni fa
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Il DL 32/2026 e il consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale segnano la fine dell’era delle proroghe automatiche. I Comuni entrano in una fase attiva di gestione: dalla redazione dei bandi sulla base dello schema nazionale, alla definizione degli indennizzi.

articolo di Massimo Catalucci
Domenica - 19 aprile 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the World - www.massimocatalucci.it) - Di fronte alla complessa transizione che sta interessando il demanio marittimo italiano, i Comuni si ritrovano oggi in prima linea. Non più semplici esecutori di rinnovi burocratici, ma veri e propri enti programmatori chiamati a gestire procedure di evidenza pubblica complesse, trasparenti e a prova di ricorso. Il quadro delineato dal DL 32/2026, in sinergia con le recenti sentenze del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali, impone un cambio di paradigma immediato.
Il superamento della proroga e l’urgenza delle gare
La giurisprudenza più recente è stata perentoria: la disapplicazione delle proroghe generalizzate è un atto dovuto per conformarsi ai principi di concorrenza dell'Unione Europea. Nonostante le incertezze politiche, il TAR Liguria (aprile 2026) ha confermato che i Comuni hanno l’obbligo di procedere senza indugio all'indizione delle gare.
Il fulcro operativo di questa trasformazione è il Bando-tipo Nazionale. Ai sensi dell'Art. 8 del DL 32/2026, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) è incaricato di fornire uno schema uniforme per garantire omogeneità sul territorio nazionale. Sebbene il ritardo nella pubblicazione del bando-tipo (atteso per aprile 2026) stia creando una "paralisi" gestionale in molti enti, la strada è tracciata: la discrezionalità amministrativa deve ora tradursi in procedure selettive rigorose.
Strutturare il bando: criteri qualitativi e sostenibilità economica
Il ruolo dei Comuni diventa cruciale nella definizione dei criteri di selezione. La normativa impone che le concessioni — con una durata variabile tra i 5 e i 20 anni — siano calibrate sul tempo necessario all'ammortamento degli investimenti e alla garanzia di un'equa remunerazione.
Le amministrazioni devono dunque richiedere ai partecipanti un Piano Economico-Finanziario (PEF) dettagliato. I criteri di valutazione non possono limitarsi alla mera offerta economica, ma devono premiare:
Qualità e innovazione dei servizi offerti;
Sostenibilità ambientale e tutela dell'ecosistema marino;
Valorizzazione sociale e accessibilità delle aree.
Un punto di particolare rilievo riguarda la tutela del concessionario uscente. Il Comune ha il compito di inserire nei bandi regole chiare sull'indennizzo, che dovrà essere corrisposto dal subentrante. Tale cifra deve riflettere il valore dei beni aziendali non ancora ammortizzati, garantendo così un equilibrio tra la spinta alla concorrenza e la salvaguardia degli investimenti pregressi.
Le criticità: tra vuoti normativi e rischi di contenzioso
La transizione non è priva di insidie. Ad oggi, la mancanza dello schema definitivo del MIT espone i Comuni a un paradosso: da un lato l'obbligo giuridico di bandire (pena il commissariamento o sentenze avverse del TAR), dall'altro la carenza di strumenti procedurali certi.
Questa incertezza ha portato a una scarsa attuazione pratica delle procedure di gara su scala nazionale. Molti enti locali si trovano in una situazione di attesa prudenziale, rischiando però di incorrere in sanzioni comunitarie o in azioni legali da parte di potenziali nuovi operatori che rivendicano l'accesso al mercato.
Verso una gestione manageriale del demanio
Il DL 32/2026 sposta definitivamente l'asse della gestione demaniale verso la trasparenza e l'evidenza pubblica. Per i Comuni, la sfida è duplice: superare la resistenza dei vecchi modelli di rinnovo automatico e acquisire competenze tecniche e legali necessarie per gestire bandi complessi.
L’obiettivo finale è una gestione delle coste che non sia più una mera rendita di posizione, ma un’opportunità di sviluppo territoriale basata su merito, investimenti certificati e tutela del patrimonio pubblico.
La parola passa ora alle amministrazioni, chiamate a tradurre la norma in azioni concrete per un demanio più dinamico e concorrenziale.
Il tempo corre e i termini di scadenza si avvicinano per tutti, per cui nei prossimi articoli tratteremo ancora di più nello specifico l'argomento relativo alle concessioni delle aree demaniali marittime, cono scopo di offrire maggiori conoscenze ai cittadini tutti su questa nuova normativa e soprattutto, cosa è importante sapere laddove si volesse partecipare ai bandi proposti dai Comuni.
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