REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - CAMBIA LA TENDENZA DEGLI ITALIANI: AFFLUENZA ALLE URNE DEL 58,93% E ALL'ANM DI NAPOLI SI CANTA "BELLA CIAO" PER LA VITTORIA DEL "NO"
- Massimo Catalucci

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La paura del nuovo (No – 53,74%) vince contro l’ammodernamento del Paese (Sì - 46,26%)

articolo di Massimo Catalucci
ROMA - Martedì, 24 marzo 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the World - www.massimocatalucci.it) - Questa mandata elettorale, seppur referendaria e non politica (anche se per qualcuno è stata una partita fondata su questi ultimi aspetti e non sui contenuti della stessa), dove si doveva decidere se confermare o meno la riforma sulla Giustizia stilata dal Governo Meloni, se non altro ci ha restituito un primo dato importante per la nostra democrazia: gli italiani, un po' troppo restii a recarsi alle urne nelle ultime elezioni, riguardo l'assolvimento del loro diritto/dovere di voto, hanno stravolto ogni prospettiva precedentemente immaginata e si sono recati in gran numero alle urne, sfiorando il 60% (58,93% effettivo).
Ora, però, occorre anche interrogarsi a cosa sia dovuto un veloce risveglio in massa, che ha portato tanti italiani a recarsi alle urne per esprimere il proprio parere in merito a questo referendum.
Forse, a spingere l’alto numero di persone al voto è stata, da una parte la paura al cambiamento reputato da alcuni cittadini un peggioramento della gestione del sistema giudiziario, qualora fosse passato il “Sì”, per cui sarebbero stati penalizzati da una maggiore influenza politica sulla magistratura; dall'altra parte invece, l'opportunità per altri di vedere approvato un nuovo sistema di gestione della Giustizia, ritenuto migliore e più giusto per tutti, quindi, una magistratura indipendente senza influenze e interferenze politiche.
Di fatto, quello che emerge da questa mandata referendaria, al di là della grande affluenza in controtendenza con le ultime chiamate elettorali è che, nel dibattito pre-referendario, più che sui contenuti la discussione si è concentrata sugli aspetti politici, come se si dovesse votare per un nuovo Governo.
E a portare la discussione su questo piano, è stata quasi tutta la linea di opposizione, con il PD a guidare la strategia di attacco alla controparte politica. La dimostrazione che è stata una strategia di partito, quella adottata per far prevalere i "No", ci viene dalle scomposte quanto inaspettate esultanze, nella stanza del tribunale di Napoli, di molte figure istituzionali (Magistrati) iscritti all'ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Un atteggiamento, il loro, fuori luogo per chi dovrebbe essere parte di un ordinamento dello Stato, autonomo e indipendente da ogni altro potere. Un atteggiamento sfrontato e sfacciato, oltre che irrispettoso per il ruolo che ricoprono, che ha evidenziando proprio la loro paura verso questa questa riforma, se fosse passata, perché avrebbe trasformato tale ordinamento giuridico, in un ente più libero e "super partes".
Invece, alla vittoria del "No", abbiamo dovuto assistere a scene indecenti che dovrebbero far riflettere anche gran parte di coloro che hanno negato con una croce sulla scheda l'applicazione di questa riforma. Vedere brindare magistrati al canto di "Bella Ciao", per il risultato (politico) ottenuto, è qualcosa che dovrebbe indignare tutti e forse dovrebbe spingere il tribunale stesso ad aprire un fascicolo giudiziario per quanto accaduto.
Questa è stata la ciliegina posta su una torta, preparata magistralmente da quei partiti che hanno puntato sulla gara politica e che si prefiggevano fin dall'inizio di non far passare questa riforma, solo per screditare l'attuale Governo Meloni.
E così, anche il centrodestra, attuale maggioranza alle camere del parlamento, si è fatto trascinare in una sorta di “campagna politica strategica” da chi siede sui banchi dell'opposizione e da chi si è schierato per il “No”, reagendo però, con una risposta troppo tecnica e non viscerale, al contrario di quella su cui si è basata la controparte, ovvero, quella della paura, andando a toccare le emozioni primarie delle persone.
Quando si parla al popolo, la semplicità nella comunicazione, fatta di pochi tecnicismi, di solito è quella che funziona meglio e arriva più velocemente e in modo comprensibile a tutti. Non si sta dicendo di fare del populismo e della demagogia né si sta insinuando che il popolo sia ignorante o disinformato, ma si sta cercando di evidenziare come sia determinate la "dialettica popolare" per far passare concetti complessi in modo più semplice e diretto, senza per questo dove usare la strategia delle emozioni, della paura, ma quella della consapevolezza.
A questo punto però, è plausibile pensare che tale esito delle urne, per quanto si possa voler evitare di ammetterlo, inciderà sugli equilibri della politica nazionale e a rischiare in tal senso, molto probabilmente sarà il Governo Meloni e il centrodestra in generale, se non reagiranno con maggiore attenzione ai prossimi attacchi politici, perché escono perdenti da questa partita, proprio per una strategia fondata sulla paura al cambiamento, di chi ha sostenuto il “No”.
Strategia fondata su una campagna referendaria, che non si è confrontata sul merito, piuttosto ha mirato a screditare la maggioranza di Governo. È altresì probabile, che il risultato del referendum non intacchi gli equilibri delle forze di centrodestra che stanno governando il Paese, ma è lecito pensare che aprirà una profonda riflessione tra i partiti di maggioranza, forse sugli aspetti legati ad una strategia della comunicazione scelta in campagna referendaria, troppo tecnica. Inoltre, è logico pensare che adesso l'opposizione farà ancora più leva su questo dato referendario per attaccare il Governo e affondare il “coltello nella piaga” di un corpo ferito, al fine di aumentare i propri consensi in vista della prossima partita politica nazionale.
Ma Giorgia Meloni è donna capace e attenta nel valutare i momenti destabilizzanti creati dall'opposizione, per cui crediamo che userà tutte le sue abilità comunicative per far sì che lo stesso attacco a lei rivolto, torni al mittente come un boomerang.
La naturale scadenza dell’attuale legislatura iniziata nel 2022 è prossima e in questi quattro anni circa, la Premier ha dovuto confrontarsi con le guerre che imperversano in Europa e in medio oriente, che hanno determinato crisi economiche ed energetiche, così come ha dovuto confrontarsi con due referendum, l'ultimo sulla riforma della giustizia, oltre i decreti sulla sicurezza, per cui l'esito del 22/23 marzo scorsi, non le stanno certo semplificando le cose, tutt'altro.
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, subito dopo gli scrutini dell’ultimo referendum è comunque intervenuto pubblicamente per ribadire la linea del suo Governo, tranquillizzando il proprio elettorato e gli italiani tutti, riguardo la solidità dell’esecutivo, ma ora questi pochi mesi rimasti prima delle prossime elezioni nazionali, saranno determinanti per pianificare un progetto politico vincente e credibile da una parte e dall'altra, intervenendo già nei meandri delle realtà locali che potranno fungere un po' da "cartina tornasole" degli esiti che hanno caratterizzato questo referendum.
Un progetto capace di riportare la gente a votare in gran numero, dimostrando che l’alta affluenza alle urne in quest’ultima mandata elettorale, non è stata frutto di un caso sporadico, o ancor di più, una strategia politica ben guidata, bensì, la dimostrazione dell’acquisizione da parte degli italiani, di una maggiore loro consapevolezza in ragione del potere sovrano di cui, costituzionalmente, sono investiti e dove la partecipazione attiva del popolo può determinare cambiamenti e trasformazioni sociali di grande rilievo per il nostro Paese.
La risposta a questa riflessione e gli effetti di questa mandata referendaria, li vedremo presto alle prossime politiche nazionali del 2027 e forse ancora prima in altre occasioni elettorali locali.
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[Fonti: Eligendo - DAIT - Ministero dell'Interno Direzione Centrale per i Servizi Elettorali - S.I.E.]
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