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APRILIA - QUANDO L'ARTE SI FA VOCE DI LIBERTA'

Immagine del redattore: Massimo Catalucci
Massimo Catalucci
3 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Lo scorso 25 settembre ad Aprilia una cabina elettrica diventa un "manifesto" contro la violenza sulle donne


  • articolo di Massimo Catalucci


APRILIA - Martedì, 29 settembre 2026 - (NEWS & COMMUNITY - Look at the World - www.massimocatalucci.it) - L'iniziativa è stata promossa dal Gruppo Eurpack e dal Consorzio CIAP con le maestranze dell'Associazione "Arte Mediterranea". Un segnale concreto per promuovere la cultura del rispetto, della dignità e della consapevolezza sul territorio.


Non è soltanto un intervento di recupero urbano né un semplice restyling formale di una cabina elettrica. Quanto accaduto lo scorso 25 settembre 2026 ad Aprilia rappresenta una testimonianza tangibile di come la sinergia tra mondo imprenditoriale, associazionismo e sensibilità artistica possa trasformare uno spazio periferico in un autentico presidio civico di speranza e consapevolezza.


Presso lo stabilimento della Tecnoimpianti in Via dell’Industria, nella città in provincia di Latina, si è svolta la cerimonia d’inaugurazione di una cabina elettrica completamente riqualificata e restituita alla comunità. L'opera, adottata dal Gruppo Eurpack e dal Consorzio CIAP, porta con sé un profondo valore simbolico: un no deciso, forte e corale a ogni forma di violenza di genere.


Un racconto cromatico in tre fasi: dall'orrore alla gioia


A dare corpo e anima alla struttura sono state le maestrie e la passione degli artisti dell’associazione “Arte Mediterranea” di Aprilia, coordinati dal Maestro Antonio De Waure. Il ciclo pittorico realizzato si articola in un percorso concettuale ed emotivo diviso in tre momenti:


  1. L’Orrore: uno spazio denso e soffocante, rappresentazione del silenzio e dell'isolamento a cui spesso sono costrette le vittime;

  2. La Speranza: la fase della rinascita, dove la vita riprende forma e si apre a nuove prospettive;

  3. La Gioia: il momento culminante della libertà ritrovata e dell'affrancamento da ogni sopruso.


All’evento ha preso parte un folto e partecipe pubblico, oltre a numerose autorità e rappresentanti delle realtà coinvolte. Tra i presenti, l’Amministratrice Delegata di Eurpack Monica Diaz, il titolare della Tecnoimpianti Daniele Enderle, le artiste esecutrici dell'opera Concetta Esposito, Claudia Grigatti e Raffaella Romano, insieme al consigliere provinciale Casalini e alla consigliera comunale di Latina Simona Mulè.


Le parole delle istituzioni e dei promotori


Nel corso del suo intervento introduttivo, il Presidente Marco Braccini ha sottolineato il valore profondo dell'iniziativa, evidenziando come l'unione tra responsabilità d'impresa e attenzione al sociale costituisca un tassello fondamentale per la crescita della collettività.

Braccini ha inteso rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i partner e ai soggetti coinvolti nell'operazione – Eurpack, CIAP, Tecnoimpianti ed Edilizia90 – estendendo la propria gratitudine alle istituzioni, alle associazioni e ai cittadini intervenuti:


Una cultura condivisa per il riscatto sociale


L'evento si è concluso con la concorde affermazione di tutti i presenti sul valore etico del progetto: promuovere la dignità della persona e il rispetto della donna significa abbattere il muro dell'indifferenza. Anche un gesto apparentemente semplice, come la rigenerazione artistica di un manufatto industriale, può trasformarsi in uno strumento di coesione e in una mano tesa verso chi affronta momenti di estrema difficoltà.


Tra le artiste che si sono impegnate nella realizzazione del murales ideato dal Maestro Antonio De Waure, si è espressa Claudia Grigatti che ha così commentato l'esperenza a cui ha preso parte - "Lavorare al progetto del murales del Maestro De Waure insieme ad altre artiste, Concetta Esposito e Raffaella Romano - ha affermato Claudia Grigatti - è stato per me un onore, un piacere ed anche emozionante personalmente, non solo per il tema importante e toccante dell'opera realizzata, ma anche per la particolarità con cui l'abbiamo dovuta realizzare, che prevedeva di lavorare su un trabattello a diversi metri dal suolo."


"Questa esperienza mi è servita molto perché ho potuto sperimentare e misurarmi con una pittura diretta, senza disegno guida e di grandi dimensioni. Il Maestro che ha progettato l'opera, ci ha lasciate libere di fare modifiche e adattamenti che ci hanno consentito di dare dei nostri tocchi personali che nell'insieme vibrano in sintonia come un'orchestra che crea con strumenti diversi un unica melodia." - ha concluso Claudia Grigatti.

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